Moreno Portioli

“Se ripenso alla mia famiglia e alle nostre origini siamo sempre stati “lavoratori di materie prime”: mio papà e mio nonno, di origini mantovane, macinavano il grano e il frumento. Intorno al 1950 si trasferirono a Milano, e mio papà iniziò a vendere tè Ati, che allora era famoso e diffuso. Lui faceva la spola Milano-Genova e rivendeva il tè nella Milano dell’epoca, ricca di droghieri. In quel periodo si vendeva anche molto caffè sfuso: mio papà colse l’opportunità, cominciò ad appassionarsi al caffè finché decise, insieme a mio nonno, di acquistare un bar in via Eustachi, con annessa una macchina da tostare. Da lì cominciarono a commercializzare il caffè nelle drogherie, ma approcciando anche il canale Ho.Re.Ca, o canale bar, e quindi diedero inizio a una sorta di specializzazione. Le cose andavano abbastanza bene e a questo punto mio nonno decise di trasferire tutta la famiglia a Milano, gli altri due fratelli, e insieme a loro ampliò l’impresa che già si chiamava Torrefazione Portioli comprando un fabbricato che era in via Boncompagni. Era la fine degli anni Sessanta.”

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Mattia Portioli

“Il valore che credo di aver portato in Azienda è stato quello di riuscire ad essere, nel passaggio generazionale, il mantenitore di ciò che ha coltivato mio padre. Un garante del lavoro che è stato fatto in famiglia. A volte ci si impone di cambiare le cose per fare vedere che si sa fare. Ma se una cosa funziona e funziona bene, il ruolo che va assolto è quello di avere la capacità e l’umiltà di riconoscere un percorso che è stato fatto e di non snaturarlo per l’ego che porta ad innovare a tutti i costi, ma di garantirlo. Ho fatto tutti i passaggi: dallo scaricare il caffè, caricare le bobine, confezionare, tostare, muovere i bancali di zucchero. È un fatto di educazione professionale fondamentale, perché nel momento in cui devi monitorare un processo, puoi studiare per capire come ottimizzarlo al meglio, ma devi prima conoscerne il concreto funzionamento.”

Sarah Portioli

“Una sfumatura femminile, una sensibilità differente, un punto di vista diverso: questi sono i valori che ritengo che la mia presenza abbia come valore aggiunto. Siamo una bella squadra, abbiamo una bella storia che parla di famiglia. Una storia che ci precede e ci accompagna e di cui sentiamo forti i valori di coerenza, distinzione e appartenenza. In un mercato veloce e frenetico un approccio femminile può risultare strategico: abituate a districarci e affrontare più temi in una volta, più sfide diverse in primis essere donne, madri, manager. Questo è quello che vivo tutti i giorni nella nostra Azienda, con passione e determinazione, con scelte e scale di priorità.”

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Portioli

Portioli

“Un’Azienda di servizi a 360° che fà qualità ma che ha anche una risposta ad ogni domanda.
Il servizio lo intendiamo sia con i nostri dealer che con i nostri proprietari di bar e con i baristi.”

  • 1958

    1958

    Livio e Giorgio Portioli acquistano un bar in via Eustachi 22 a Milano, con annessa una tostatrice a legna

  • 1962

    1962

    Visto il riscontro positivo, decidono di ingrandirsi comprando un fabbricato in via Boncompagni 36, sempre a Milano: circa 1.000mq occupati da tostatrici Vittoria, più grandi e non più a legna

  • 1972

    1972

    Moreno Portioli entra in Azienda, comincia a tostare e ad assaggiare le differenti miscele; è da qui che inizia il suo amore e la sua passione per il caffè

  • 1988

    1988

    Moreno, insieme al padre Giorgio, continuano l’impresa familiare. Per esigenze di spazio, la Torrefazione Portioli cambia sede, spostandosi in uno stabilimento 4 volte più grande e tecnologicamente più avanzato a Caleppio di Settala in provicia di Milano

  • 1997

    1997

    Sarah Portioli muove i suoi primi passi in Azienda nell’ufficio contabilità

  • 2003

    2003

    Nasce GIME – Gruppo Italiano Macchine Espresso

  • 2005

    2005

    Mattia Portioli inizia a lavorare in Azienda, partendo dal magazzino

  • 2012

    2012

    Viene inaugurata la seconda sede a Tribiano in provincia di Milano: uno stabilimento dedito allo stoccaggio della merce e al back office che affianca la sede principale di Caleppio di Settala.

  • 2018

    2018

    Viene acquistato un terreno di 35.000mq a Zelo Buon Persico in provincia di Lodi. Le due sedi si uniscono in un unico stabilimento tecnologicamente avanzato e con un occhio di riguardo all’ambiente.

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Moreno Portioli

"Se ripenso alla mia famiglia e alle nostre origini siamo sempre stati “lavoratori di materie prime”: mio papà e mio nonno, di origini mantovane, macinavano il grano e il frumento. Intorno al 1950 si trasferirono a Milano, e mio papà iniziò a vendere tè Ati, che allora era famoso e diffuso. Lui faceva la spola Milano-Genova e rivendeva il tè nella Milano dell’epoca, ricca di droghieri. In quel periodo si vendeva anche molto caffè sfuso: mio papà colse l’opportunità, cominciò ad appassionarsi al caffè finché decise, insieme a mio nonno, di acquistare un bar in via Eustachi, con annessa una macchina da tostare. Da lì cominciarono a commercializzare il caffè nelle drogherie, ma approcciando anche il canale Ho.Re.Ca, o canale bar, e quindi diedero inizio a una sorta di specializzazione. Le cose andavano abbastanza bene e a questo punto mio nonno decise di trasferire tutta la famiglia a Milano, gli altri due fratelli, e insieme a loro ampliò l’impresa che già si chiamava Torrefazione Portioli comprando un fabbricato che era in via Boncompagni. Era la fine degli anni Sessanta.

Dalla lavorazione della materia prima passarono alla conoscenza degli impianti di produzione: la tostatura non avveniva più a legna, e acquistarono i primi nuovi impianti, una tostatrice Vittoria. Tutto questo continuò fin quando io, all’età di 24-25 anni, entrai in Azienda e iniziai l’iter….lo stesso che fecero anni dopo i miei figli... L'iter è stato quello di seguire un po' tutto, a partire dalla produzione. E per me fu un colpo di fulmine: tostando è iniziato il mio amore per il caffè. Assaggiavo caffè, cambiavo le tipologie delle monorigini, ritostavo, testavo i tempi e le temperature e poi provavo le miscele e capivo che quel lavoro era passione, era estrema soddisfazione, la stessa di oggi. L’Azienda ha cominciato a crescere in via Boncompagni, siamo arrivati circa a 250 quintali di caffè al mese. A quel punto, mio papà mi rese totalmente responsabile dell’azienda, diventandone socio. A distanza di un anno o due dal mio ingresso in Azienda, non ricordo bene ma eravamo intorno alla fine degli anni ‘70, presentai un mio programma a mio papà: divulgare la qualità dell’espresso italiano nel mondo. Un progetto ambizioso, ma mio papà ci ha creduto ha visto con i miei stessi occhi le potenzialità che vedevo io. Quindi nell’86 un grande investimento: da via Boncompagni in Milano ad un’area da costruire, un nudo terreno in via Cerca a Caleppio di Settala, una posizione strategica appena alle porte della città ma che era vicina ai più importanti snodi; poco meno di 10 anni dopo la presentazione del mio progetto abbiamo cominciato a costruire la nuova sede, e nel 90 abbiamo inaugurato uno stabilimento quattro volte più grande del precedente, tecnologicamente più avanzato, con un passo un po' arduo, molto ottimista. E' così, dopo la sede, gli impianti avanzati era necessario un sistema per realizzarlo. Importante per me fu una riunione, ma più che tutto fu una chiacchierata tra padre e figlio in cui mio papà mi disse una frase, che divenne per noi un motto che ci accompagna ed è più che mai vera: SONO GLI UOMINI A TRASFORMARE UN’IDEA IN REALTA'. Pochi giorni dopo, in una cena incontrai l’uomo giusto, che divenne per me un prezioso collaboratore, con il quale iniziammo a diffondere il nostro sistema, un processo di vendita innovativo per quel momento, la vendita attraverso concessionarie.

Il successo è stato determinato da una logica estremamente importante, basata sull’etica commerciale, sul rispetto degli altri e sul fare scelte coraggiose, che facevano le multinazionali: non fare scala sconti, ma usare un listino unico per tutti. Quindi oggi ci vantiamo di avere una rete di vendita forte dei nostri valori e principi commerciali.

Io credo che il percorso che ha fatto la Torrefazione Portioli in più di 60anni sia stato un percorso bellissimo, innovativo, che ha tramandato e trasmesso nel tempo il senso della nostra tradizione. Ogni cambiamento è stato un’evoluzione, mai uno stravolgimento. Abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare mantenendo vivi i valori del nostro marchio, conservandoli con talento e umiltà."

Mattia Portioli

"Il valore che credo di aver portato in Azienda è stato quello di riuscire ad essere, nel passaggio generazionale, il mantenitore di ciò che ha coltivato mio padre. Un garante del lavoro che è stato fatto in famiglia. A volte ci si impone di cambiare le cose per fare vedere che si sa fare. Ma se una cosa funziona e funziona bene, il ruolo che va assolto è quello di avere la capacità e l’umiltà di riconoscere un percorso che è stato fatto e di non snaturarlo per l’ego che porta ad innovare a tutti i costi, ma di garantirlo. Ho fatto tutti i passaggi: dallo scaricare il caffè, caricare le bobine, confezionare, tostare, muovere i bancali di zucchero. È un fatto di educazione professionale fondamentale, perché nel momento in cui devi monitorare un processo, puoi studiare per capire come ottimizzarlo al meglio, ma devi prima conoscerne il concreto funzionamento.

Un aspetto fondamentale è il fattore umano, il sistema non ha alcuna rilevanza, soprattutto se si ha  un ruolo di responsabilità verso le persone, collaboratori e clienti. Devi imparare a essere collettore di risorse umane: devi essere più psicologo che manager.

Tra tutte le varie funzioni che ho ricoperto in azienda c’è stato un periodo in cui ho avuto la fortuna di girare praticamente tutto il mondo. Ho conosciuto i vari mercati, avrei tante storie da raccontare, però la cosa bella è che nel conoscere e viaggiare si può cercare di capire una cultura, per delineare le diverse sfumature e sostenere che alla fine tutto il mondo è paese. Le differenze ci sono, e soprattutto l’Espresso, che è un prodotto Made in Italy, va adattato alle sfumature di abitudini.. Penso che l’azienda, per quanto professi “l’Espresso”, ha comunque un prodotto che può essere tranquillamente utilizzato e trasformato secondo le diverse metodologie. Siamo un’Azienda italiana, un brand italiano ma non dobbiamo parlare per forza esclusivamente di Espresso."

Sarah Portioli

"Una sfumatura femminile, una sensibilità differente, un punto di vista diverso: questi sono i valori che ritengo che la mia presenza abbia come valore aggiunto. Siamo una bella squadra, abbiamo una bella storia che parla di famiglia. Una storia che ci precede e ci accompagna e di cui sentiamo forti i valori di coerenza, distinzione e appartenenza. In un mercato veloce e frenetico un approccio femminile può risultare strategico: abituate a districarci e affrontare più temi in una volta, più sfide diverse in primis essere donne, madri, manager. Questo è quello che vivo tutti i giorni nella nostra Azienda, con passione e determinazione, con scelte e scale di priorità.

Il mio iter? Certo, nessuno escluso! Non ho scaricato i sacchi di caffè ma ho iniziato con la contabilità della tentata vendita, i controlli degli scarichi dei furgoni, i racconti quotidiani del vissuto dei fattorini, dei commerciali Italia ed estero, e poi la definizione di procedure e processi interni, la selezione dei fornitori. Questo mix di esperienze è ancora oggi la linfa vitale, è ciò da cui nascono le idee più belle perché frutto di ascolto del mercato, del marciapiede, unito ad una verifica di fattibilità e sostenibilità. Su questo si basano la comunicazione e il marketing di un brand che vuole raccontare i valori di un prodotto e di chi ci sta dietro, e li vuole condividere con chi ci ha scelto e che incontriamo ogni giorno attraverso una tazzina di caffè Portioli."